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Florian Grott
i n t e r v i s t e
 

Vogliamo dedicare questo spazio a persone legate in qualche modo alla Valsugana, per origini, per lavoro, per interessi vari o per pura passione.
Se sei interessato a concederci un'intervista contatta la nostra redazione a scrivi@valsugana.net

 






Dalla Valsugana alla scoperta dell’universo passando per un‘incantevole isoletta dell’arcipelago canario.
Intervista a Massimo Cecconi, nato nel 1965, astronomo valsuganotto in trasferta.

D. Ti succede mai che la gente faccia fatica a capire qual è la tua professione e ti scambi per un astrologo?
R. Ahimè, c’è. Tuttora tanta gente non conosce questa abissale differenza e, peggio ancora, crede più all’oroscopo che alla Scienza in generale pur godendo ogni giorno dei prodotti di questa (aereo, macchina, televisione, radio, telefonino, medicine…per citarne solo alcuni). La gente vuole la tecnologia, la medicina, le comodità ma non si rende conto che queste non vengono dal cielo, bensì derivano dallo studio scientifico dei fenomeni della Natura. Altro che tarocchi, oroscopi e congiunzione di astri.
Ad ogni modo, a quelle persone che scambiano le due cose, rispondo che ad un astronomo gli si può dire di tutto, proprio di tutto, ma non che è un lettore di carte o preveggente degli eventi umani, ovvero, che è un astrologo!! Per lui, dopo tanti anni di studi di matematica, fisica, chimica ed astronomia per cercare di capire i fenomeni ed inventare anche qualcosa di nuovo, è la peggiore delle offese. Veramente, la peggiore. Quando alla gente spiego qual è la mia professione, spesso mi chiede a cosa serve buttare via soldi per esplorare l’Universo, dalla Terra o dallo Spazio che sia. Tuttavia ho imparato che di fronte all’ignoranza non bisogna chinare il capo bensì rispondere tenacemente, ribattendo con forza e logica. La ricerca pura e la ricerca in generale, in Italia sono purtroppo poco considerate. Qualunque stato progredito sa che proprio da esse sorgono le grandi scoperte che portano a notevoli ricadute tecnologiche e pratiche nella vita di ogni giorno, ad un passo in avanti nel progresso. In Italia scarseggia la divulgazione scientifica e per la poca che c’è bisognerebbe fare un monumento alle persone che vi si dedicano. Voglio essere ottimista. Del resto la Chiesa ha represso per secoli la conoscenza, bruciando Giordano Bruno e rischiando di arrostire anche Galileo Galilei. Figuriamoci. Il padre del metodo teorico-sperimentale, base di ogni scienza. La Scienza vince sull’ignoranza cosi come il Bene prevale sempre sul Male. La Storia lo ha sempre confermato. Napoleone, Hitler, Mussolini e Stalin, e non solo loro, sono stati sconfitti dal Bene.

D. Quando ti sei accorto di essere attratto dall'astronomia? Raccontaci un po’ la tua scelta di studente, il tuo percorso universitario, ecc.
R. Sono sempre stato portato per le materie scientifiche e, negli ultimi anni del liceo scientifico, lo Spazio, l’Universo e quindi l’Astronomia hanno cominciato ad affascinarmi. Mi sono iscritto al Corso di Laurea in Astronomia all’Università degli Studi di Padova. Già nell’ambito della tesi di laurea mi sono diretto più verso la parte tecnologica di questa disciplina, quella relativa alla strumentazione di osservazione del cielo, per intenderci, in particolare alle tecnologie ottiche. Poi ho continuato con il Dottorato di Ricerca in Scienze e Tecnologie Spaziali nella stessa università, preparando una tesi relativa alla parte ottica di un telescopio spaziale per misure ad alta precisione della posizione degli astri, capace di misurare l’angolo tra due punti sulla Luna distanti tra loro 2cm !
Fra il Corso di Laurea ed il Dottorato di Ricerca, ho avuto l’opportunità di apprendere numerose tecnologie nel campo dell’ottica in un Master di Tecnologie Ottiche a Nuoro, Sardegna, all’AILUN (Associazione per l’Istituzione della Libera Università Nuorese). Dopodiché, basta. Avevo 32 anni ed era ora di lasciare i libri e mettere in pratica. Ho avuto fortunatamente l’opportunità di poter lavorare su ciò per cui ho studiato tanti anni. Da quando avevo 5 anni, ne ho trascorsi ben 27 piegato sui libri. Nella mia vita lo studio significa moltissimo e non smetterò mai di aggiornarmi ed interessarmi.

D. Qual è stato il tuo primo incarico nel settore?
R. Dopo la tesi di Dottorato di Ricerca, relativa ad un progetto spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea, mi sono subito inserito nell’industria spaziale italiana continuando lo studio su tale progetto. Purtroppo, l’unità lavorativa dove mi trovavo io produceva tanta carta e poca sostanza, contrariamente alla mia indole, e dove non v’erano porte aperte davanti a me. Ho quindi avuto una nuova opportunità lavorativa che mi avrebbe permesso di rimanere sempre nel mio campo con maggiori gratificazioni e sbocchi, lavorando in un ambiente internazionale.

D. Dove lavori ora e perché hai deciso di lasciare l'Italia?
R. La nuova opportunità che ho avuto si chiama Telescopio Nazionale Galileo (www.tng.iac.es), il più grande ed avanzato telescopio italiano, situato all’European Northern Observatory (www.iac.es/eno) sul Roque de los Muchachos (2426m), La Palma, Isole Canarie, Spagna. Si tratta di uno dei tre più importanti osservatori astrofisici del mondo (gli altri due si trovano in Cile e nelle isole Hawaii) ma, soprattutto, qui c’è del concreto su cui lavorare, non solo carta. Ciò che mi ha spinto a questo cambiamento sono stati fondamentalmente tre elementi : qualità del lavoro, remunerazione e qualità della vita. Dopo un anno di nuova esperienza lavorativa, senza dubbio, un netto salto in avanti. Certo, gli affetti familiari sono ora più lontani, ma ugualmente vivi e solidi. Del resto, bisogna cercare di migliorare la propria situazione e quella della propria famiglia. La vita su questa isola minore dell’Arcipelago Canario è inoltre molto semplice e tranquilla. Sembra di tornare indietro di almeno 20-25 anni. Non esiste lo stress e tanto meno l’inquinamento. Inoltre, si sa, il clima è eccezionale tutto l’anno.

D. Riesci a spiegare con parole semplici in cosa consiste ora il tuo lavoro, il tuo strumento e l'ottica adattiva?
R. Io sono un astronomo ed un esperto in tecnologie ottiche e mi dedico fondamentalmente alla strumentazione più che alle osservazioni astrofisiche che, comunque, mi interessano molto sia perché mi affascina conoscere meglio l’Universo in cui la nostra Terra è immersa sia per comprendere come sviluppare in modo ottimale gli strumenti. Il mio lavoro consiste in generale nel progettare ed analizzare, mediante sofisticati software, strumentazione ottica che può andare da un semplice obiettivo ad un intero telescopio. Attualmente, qui al Telescopio Nazionale Galileo, mi occupo in particolare di una sofisticata tecnica per la correzione delle immagini distorte dalla turbolenza dell’atmosfera: l’ottica adattiva, appunto. In breve, la qualità dell’immagine raccolta da un telescopio può essere degradata sia da disallineamenti e deformazioni delle sue ottiche (dovuti a gradienti termici e gravitazionali da essi subiti) che dalla turbolenza dell’atmosfera terrestre che la luce degli oggetti celesti deve attraversare per giungere sino allo strumento di osservazione. Nel primo caso, si cerca di compensare i disallineamenti e le deformazioni con dei meccanismi meccanici a bassa frequenza che agiscono in modo da controbilanciarle. E’ questa la cosiddetta ottica “attiva”. Nel secondo caso, la luce proveniente dall’oggetto celeste e distorta dall’atmosfera viene analizzata. Quindi un computer invia le opportune correzioni ad un piccolo specchietto deformabile che si “plasma” in modo tale da eliminare tale distorsione cosicché l’immagine dell’oggetto celeste formata sull’apposito rivelatore elettronico recupera la sua buona qualità. La turbolenza dell’atmosfera terrestre è un fenomeno che cambia rapidamente nel tempo (circa ogni 2 centesimi di secondo) e quindi la correzione deve essere inviata in tempo reale ben entro tale tempo. Il concetto di tale tecnica è abbastanza vecchio, se vogliamo, mentre la sua realizzabilità è piuttosto recente in quanto le varie tecnologie che vi sono incluse solo ora possiedono le caratteristiche richieste come, ad esempio, computer molto veloci.

D. Porti avanti altri progetti nel campo della ricerca a titolo personale?
R. La mia ricerca riguarda sempre la strumentazione. Al di fuori dell’ottica adattiva, mi occupo in modo autonomo della progettazione ed analisi ottica di un nuovo telescopio spaziale nell’ambito di un progetto dell’Agenzia Spaziale Europea. Lo stesso progetto su cui ho effettuato la mia tesi di Dottorato di Ricerca ma con delle novità, s’intende. Questo, l’ottica adattiva ed altri problemi relativi all’ottica del telescopio riempiono totalmente il mio tempo lavorativo perché, si sa, c’è anche del tempo familiare e di svago.

D. Cosa consiglieresti a un giovane che vuole intraprendere un percorso come il tuo?
R. In tutta onestà. Se volesse fare l’astronomo in senso classico, studiando l’Universo, gli direi di autoesaminarsi molto bene per vedere se è veramente portato, convinto ed entusiasta di ciò perché in questo ramo gli sbocchi lavorativi sono pochi e, quando ci sono, poco remunerativi. Per cui se uno poi non ha nemmeno la passione, è facile demoralizzarsi. Quindi meglio intraprendere un indirizzo strumentale che possa sempre aprire altre strade nel campo lavorativo. La mia fortuna è stata proprio questa. Fare il Corso di Astronomia, ma imboccando una strada tecnologica.

D. Qual e la soddisfazione più grande che ti ha dato il tuo lavoro finora?
R. La mia soddisfazione è già lavorare su ciò per cui ho studiato e ad un livello d’avanguardia, soprattutto grazie al team in cui mi trovo. Per il resto, considero il lavoro un giusto mezzo per farmi una famiglia, dare ai miei figli almeno le stesse opportunità che mi hanno dato i miei genitori e fare qualcosa di utile per gli altri.

D. Nostalgie per le tue montagne o dove ti trovi ora ti ricorda in qualche luogo la tua Valsugana?
R. Nostalgia tanta. La Palma è un’isola stupenda ma le sue montagne (il grande vulcano, in sostanza), nulla hanno a che vedere con le Alpi e le Pre Alpi dei nostri posti, sebbene lo spettacolo dell’Oceano e della Luna che vi si tuffa dentro non siano da meno. Tuttavia sono dell’idea che l’attaccamento ad posto sia legata soprattutto agli affetti ed alle esperienze di vita passate, soprattutto nel periodo giovanile. Io ho tanti bei ricordi della Valsugana, sebbene sia una valle che si lascia un po’ dimenticare.
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